The Intercept, la rivista online di Glenn Greenwald, ha pubblicato questo mese un’inchiesta che elenca diverse aziende tecnologiche in cui ha investito In-Q-Tel, la società di venture capital legata alla CIA. Come scrive Lee Fang:
among the 38 previously undisclosed companies receiving In-Q-Tel funding, the research focus that stands out is social media mining and surveillance; the portfolio document lists several tech companies pursuing work in this area, including Dataminr, Geofeedia, PATHAR, and TransVoyant
Questi investimenti riflettono il crescente interesse della CIA per l’accesso e l’interpretazione dei dati delle app a fini di intelligence e sicurezza globali. Tutte e quattro le aziende rese note dispongono di meccanismi per estrarre dati da piattaforme come Twitter, anche se, come già osservato, quest’ultima ha adottato misure per impedire che queste informazioni vengano sfruttate dall’intelligence statunitense.
Dataminr concede in licenza i dati delle app di Twitter per visualizzare tendenze e disordini a beneficio delle forze dell’ordine e dei servizi finanziari Geofeedia monitora i dati geolocalizzati di piattaforme come Twitter e Instagram per seguire in tempo reale gli eventi di cronaca Il prodotto di PATHAR, Dunami, analizza Twitter, Facebook, Instagram e altri social media per individuare reti di associazione, influenza e potenziale radicalizzazione TransVoyant monitora Twitter per individuare episodi legati alle bande e minacce ai giornalisti, e integra dati provenienti da satelliti, radar, aerei da ricognizione e droni.
Nell’ultimo decennio In-Q-Tel ha investito in aziende con tecnologie per analizzare ed estrarre dati sul sentiment da grandi insiemi di dati. Tra queste figurano Visible Technologies e NetBase, entrambe specializzate nell’analisi del sentiment. Oltre a investire in fornitori di dati delle app, In-Q-Tel ha anche creato a Silicon Valley un laboratorio tecnologico chiamato Lab41 per far crescere le proprie competenze nei big data e nell’analisi.
Già nel 2013 Bob Gleich parlò apertamente di un team di circa 70 persone, e più di recente il vicedirettore della CIA – David Cohen – ha parlato a lungo della raccolta di HUMINT (o intelligence umana) tramite i social media e i dati delle app.
Il vicedirettore ha spiegato:
ISIL’s tweets and other social media messages publicizing their activities often produce information that, especially in the aggregate, provides real intelligence value
Un documento di In-Q-Tel del 2012 sulle tecnologie dei social media sottolinea con forza quanto sia fondamentale per le agenzie governative monitorare i social media, per «political movements, crises, epidemics, and disasters, not to mention general global trends».
Come osserva The Intercept, i sostenitori della privacy americani esprimono preoccupazione per l’uso di strumenti automatizzati di estrazione del sentiment insieme all’HUMINT. Lee Rowland, avvocata senior dell’ACLU (American Civil Liberties Union), ha segnalato una tendenza pericolosa: il governo che si affida alle aziende tecnologiche per «build massive dossiers on people using nothing but constitutionally protected speech».
Reincubate adotta un approccio diverso all’accesso a queste forme di dati delle app, fornendoli direttamente dal livello della piattaforma o dell’app, anziché tramite un firehose o un’API di terze parti. Questo ha il vantaggio di restituire il controllo dei dati ai loro proprietari o a chi è in possesso di mandati legali, e di ridurre l’opacità dei dati. In diversi casi, il servizio dati di Reincubate è riuscito a offrire accesso completo ai dati delle app di una determinata piattaforma con mesi di anticipo rispetto a qualsiasi capacità ufficiale della piattaforma stessa. Per maggiori informazioni, leggi la pagina sull’API di iCloud.








