A inizio maggio Twitter ha limitato l’accesso delle forze dell’ordine e dei servizi di sicurezza statunitensi al suo firehose di dati delle app degli utenti. Twitter non fornisce questo servizio direttamente, ma attraverso un’azienda privata, Dataminr, di cui detiene una quota del 5%. L’azienda dichiara di avere una politica preesistente che vieta di fornire dati ad agenzie governative a scopo di spionaggio, anche se sembra che Dataminr fornisca informazioni all’intelligence statunitense da tempo.
Alcuni alti funzionari statunitensi hanno riferito al Wall Street Journal la mossa di Twitter, sottolineando il crescente interesse e le tensioni intorno all’uso dei dati delle app e all’accesso a essi, soprattutto negli ambienti governativi. Twitter – tra le altre app – viene usato per le comunicazioni da gruppi terroristici come l’ISIL, ed è quindi di particolare interesse per i servizi di intelligence.
Le capacità di accesso ai dati delle app offrono alle agenzie informazioni di enorme valore. I dati di Twitter hanno avvisato gli Stati Uniti degli attacchi terroristici di Parigi mentre erano in corso, e degli attentati di Bruxelles circa 10 minuti prima che i media tradizionali iniziassero a darne notizia.
Di recente altre aziende tecnologiche statunitensi si sono opposte a gruppi federali degli Stati Uniti. Apple ha affrontato l’FBI sull’accesso ai dati delle app dell’iPhone di San Bernardino e Microsoft sta contestando un mandato del Dipartimento di Giustizia per i dati delle app di posta elettronica custoditi in Irlanda. Google e Facebook (tramite WhatsApp) hanno sostenuto Apple contro l’installazione di backdoor sui dispositivi mobili a fini di raccolta remota dei dati delle app.
L’FBI, il Dipartimento di Giustizia, Apple, Google e Microsoft sono tutti licenziatari della tecnologia di Reincubate. Le API di Reincubate per i dati delle app offrono le funzionalità per accedere ai dati delle app e interpretarli su diverse piattaforme. Per maggiori informazioni, leggi la pagina sull’API di iCloud.







